“Nutrite legioni di foglie morte ondeggiavano di qua e
di là sui Lungofere e per le strade di Ferenza. Si muovevano
rapide e silenziose come un sol uomo.
L’autunno si era impadronito, suadente, di luoghi e persone.
Accesi ocra, struggenti marroni, impavidi rossi d’acero giapponese,
si alternavano sul selciato e sull’asfalto violato ripetutamente
da auto, moto, motorini, pullmann di turisti e autobus di cittadini
indaffarati.
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Calpestate
dagli uomini e dai mezzi meccanici, riemergevano caparbie e aumentavano
di numero come sorgessero da una fonte inesauribile.
Sbattute negli angoli più bui, le foglie morte riconquistavano
il centro della scena senza batter ciglio. Chi le osservava con
attenzione poteva scorgere in loro qualsiasi cosa, legata al proprio
stato d’animo, intrecciata col proprio destino.” |
da
“Il giardino
all’inglese
In
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