a
colloquio con l'autore
Dunque Maurizio, sei riuscito a chiudere
la tua trilogia.
Si, lo considero un piccolo traguardo raggiunto.
Mi sembra un risultato importante…
Bisogna stare sempre coi piedi per terra, anche in un’attività
hobbystica come questa. Ripeto, sono contento di questi tre libri.
Ma soprattutto è importante quanto siano stati apprezzati
dai lettori.
So che diversi lettori ti hanno chiesto come
mai non hai ambientato i romanzi a Firenze. Perché
Ferenza?
Si, lo so. E’ capitato di rispondere ad un lettore
anche durante una delle presentazioni dei libri (eravamo alla Edison
per “Le
pagode”, ricordo). L’ambientazione in una città
inventata è una libertà in più per lo scrittore.
E’ un fatto pratico, in primo luogo. Meno vincoli. E poi,
Ferenza – come ho cercato di spiegare più volte –
non è Firenze. Ha alcuni elementi di somiglianza ma è
un’altra cosa. E’ come fosse una realtà parallela
eppure presente. Ripeto, un vincolo in meno per l’autore.
[vedi le parole chiave: ferenza]
Il protagonista di questi tre romanzi è
Gianni. Cosa c’è di te in questo personaggio?
Mah, come sempre l’autore mette molto di se nei personaggi
e nella storia. E’ inevitabile che sia così. In Gianni
c’è molto di me ma è anche un personaggio che
vive di luce propria. Se dovessi definire alcune caratteristiche
di Gianni che somigliano al me stesso 18enne, sono: la timidezza,
la dolcezza, la forza di andare comunque avanti difronte alle avversità
della vita. Mentre per quanto riguarda il me stesso nell’età
adulta mi sento molto più vicino al personaggio di Enea de
“Il giardino
all’inglese”. Non a caso, ad esempio, svolge il
mio stesso lavoro.
Nel primo romanzo, “La
settimana di Gianni” il tema centrale è quello
della memoria. Il passaggio del testimone – potremo dire –
da Alberto ed Ettore a Gianni, appunto. Si tratta di un tema che
ti è molto caro.
Direi proprio di sì. Infatti il romanzo è
un omaggio al sacrificio e alla lotta onesta di tante persone che
hanno consentito a questo paese di migliorarsi, di liberarsi. Inoltre,
direi, che senza memoria non c’è futuro. E non si tratta
di una frase fatta.
C’è un punto del libro che racchiude
questo concetto?
Beh, credo che ce ne siano molti ma quelli cui tengo di
più sono due: la lettera di Alberto ad Ettore e l’incontro
fra Gianni ed Ettore.
Nel secondo romanzo, il tema centrale è
quello del viaggio…
Sì. Un viaggio di fatto ma soprattutto un viaggio interiore.
Un percorso nei dubbi e nei travagli sentimentali di un giovane
di 21 anni. Ho desiderato anche fare un omaggio alla Thailandia.
Un paese che ho visitato nel ’93: uno dei più bei viaggi
che ho avuto la fortuna di fare.
Ne “Le
pagode “, c’è anche Roberto…
Sì, mentre nel primo libro pur essendoci molti personaggi
oltre a quelli già citati (a partire dai genitori di Gianni)
il protagonista è sicuramente Gianni, ne “Le pagode”
viene - come dire -, coadiuvato dal suo migliore amico. Roberto
è un personaggio molto diverso da Gianni: molto più
scafato. Forse è proprio per questo che si compensano e vanno
d’accordo. Il viaggio in Thailandia se per Gianni in qualche
misura rappresenta un elemento dirompente, non lascerà indifferente
nemmeno Roberto.
Invece ne “Il
giardino all’inglese”, ci sono molti coprotagonisti.
A cominciare da Anna…
E’ vero. Credo che questo rappresenti anche un’evoluzione
nella trilogia. Il personaggio di Roberto, ad esempio, è
molto cresciuto di importanza nella storia e di intensità.
Gli ho affidato un compito importante: far conoscere un ambiente
che ho frequentato a lungo, quello del giornalismo sportivo. Anna
è sicuramente il personaggio cui tengo di più perché
alla vigilia mi sono autoimposto una sfida: riuscire a raccontare
un travaglio sentimentale al femminile. Ma anche Gisella ha un ruolo
fondamentale…
E’ vero che i tuoi romanzi piacciono
molto al pubblico femminile?
Sì. E’ un dato costante nelle vendite e nei
commenti dei lettori. E’ un risultato di cui vado orgoglioso.
Perché?
Perché credo che le donne abbiano una marcia in più.
Una sensibilità maggiore per cogliere aspetti che ad altri
risultano meno chiari. E perché penso che siano lettori più
esigenti.
Fra l’altro, sei stato affiancato da
una giovane donna, Irene Fratoni, che ha realizzato i disegni contenuti
nei tuoi libri.
Sì. Mi fa piacere che lo fai notare. Irene è
molto brava e spero che questo lavoro gli consenta di farsi notare.
Colgo l’occasione per ringraziare anche le altre persone che
mi hanno regalato un po’ del loro tempo e del loro talento
realizzando i testi di presentazione dei miei romanzi: Ivan Tognarini,
Alessio Gramolati, Silvia Gigli e Gennaro Oriolo. Il ringraziamento
è esteso all’editore, Giampiero Pagnini, che ha creduto
in questi libri fin dall’inizio.
E ora, cosa ci “regalerai”? So
che molti lettori ti hanno pregato di “non abbandonarli”.
Intanto credo che aumentino le responsabilità. Ma
questo è anche un piacere. Sul futuro, scusate ma non voglio
dare anticipazioni. Sto lavorando a due romanzi ma è davvero
presto per parlarne.
La nostra curiosità resta intatta.
Allora, grazie per ora…
Grazie a te. Ai lettori e …buona lettura.
Federico Rossi |