| STORIA
Già presente ne “La
settimana di Gianni” attraverso i racconti di Alberto
- il nonno partigiano del protagonista -, benchè ambientata
nell’immaginaria città di Ferenza, la Storia entra
prepotentemente sulla scena con “La
Volpe nella tana del Lupo, El Alamein 1942”. La Storia,
quella vera. La battaglia, combattuta tra le forze dell’Asse
e le truppe del Commonwealth che decise la seconda guerra mondiale.
“Mario Repetti dal camion, vide i cartelli stradali improvvisati nel bel mezzo del deserto e lesse: “El Alamein, 20 chilometri”. Stavano arrivando all’appuntamento più importante. Lo sapevano. Qualcuno anche nella divisione Brescia sperava che si trattasse di una tappa interlocutoria verso Alessandria. Repetti temeva invece che fossero giunti ad un crocevia. Di qua o di là. Sotto o sopra. Dentro o fuori. La guerra la si vince o la si perde. Poi lui, con quell’indolenza tutta romana, dava spazio al fatalismo che gli serviva come antidoto per non prendersi sul serio e per non prendere sul serio un mondo impazzito.
Quell’avanzata era persino troppo veloce. Troppo facile. E le truppe dell’Asse si stavano allontanando sin troppo dalle loro basi in Libia. Come sostenere l’inseguimento senza arrivare sfiniti in Egitto? Sarebbero occorse calma e serenità d’animo ma Rommel era come invasato. Più gli inglesi scappavano, più lui li rincorreva incurante delle conseguenze. Incurante di “quanto” si allungava il suo fronte. Pericolosamente.
C’erano molti chilometri tra la linea più avanzata del fronte e le basi libiche da dove partivano i rifornimenti per le truppe. Tobruk era la più vicina a più di 500 km, Bengasi invece era ad oltre 1.000 chilometri, Tripoli addirittura a duemila km. Tanti, troppi.
La Volpe stava finendo dritta dritta nella tana del Lupo. E quel lupo avrebbe avuto la faccia furba di Bernard Montgomery. La tana si chiamava El Alamein.”
Tratto da “La
Volpe nella tana del Lupo, El Alamein 1942”
|